Bere caffè rispettando l’ambiente

Essendo una delle bevande più consumate e apprezzate in Italia e in tutto il mondo, è molto importante imparare a bere caffè rispettando l’ambiente.

Il consumo di capsule di caffè è ormai un’abitudine molto diffusa e anche gli italiani sembrano aver abbandonato l’uso della vecchia cara caffettiera. In effetti con questo sistema è possibile preparare il caffè in pochissimi secondi e la qualità non sembra assolutamente risentirne.

Un recente sondaggio ha dimostrato che il caffè non solo è risultato la bevanda più amata dagli italiani, ma, riguardo all’utilizzo delle capsule, si è verificato appunto un incremento notevole dei consumi rispetto ai metodi tradizionali. Per la maggior parte si tratta ormai di un vero e proprio rito quotidiano al quale è impossibile rinunciare. L’ aroma preferito resta quello classico, anche se molto apprezzati sembrano i gusti al ginseng e alla nocciola. Ovviamente c’è sempre chi non disdegna di “correggere” il caffè con una piccola aggiunta di liquore. Tra i superalcolici più gettonati, in testa troviamo la grappa, il brandy e il rhum.

Questo boom di consumi, d’altra parte ha fatto emergere il problema del riciclaggio delle capsule di caffè.

Per ora esistono principalmente 2 tipi di capsule: quelle in alluminio e quelle in plastica (anche se di recente è cominciata la produzione di capsule realizzate con materiali biodegradabili). E’ necessario ricordare, però, che tali oggetti non sono considerati imballaggi, quindi non possono rientrare nella raccolta differenziata ma devono essere gettati tra i rifiuti indifferenziati.

Solo una piccola quantità di capsule di caffè viene sottratta alla spazzatura e viene riutilizzata come materiale per riciclo creativo (ad esempio per gioielli di bigiotteria, decorazioni per borse, sandali e cinture o altri accessori per uso domestico).

Tutto il resto viene destinato a discariche e inceneritori. A livello nazionale si parla di enormi quantità di plastica e di alluminio da smaltire ogni giorno.

Le capsule in plastica sono quelle più diffuse, poiché la plastica è un materiale che garantisce la qualità e la conservabilità del caffè. Purtroppo, però, sono proprio quelle che hanno gli effetti più dannosi, date le ingenti quantità da smaltire.

Per quanto riguarda le capsule in alluminio, invece, è possibile recuperare piccole parti di materiale da riutilizzare. Infatti l’alluminio delle capsule è riciclabile al 100%. Il problema è che non tutti hanno la pazienza di estrarlo capsula per capsula e gettarlo negli appositi raccoglitori. Per quanto riguarda le aziende, già esistono alcuni progetti con enti specifici (come ad esempio il CIAL) che garantirebbero un riutilizzo sostenibile delle capsule in alluminio. Addirittura il caffè residuo rimasto nelle capsule, verrebbe destinato al compostaggio per le coltivazioni di riso.

Per quelli che invece vogliono continuare a gustare il caffè in capsule senza danneggiare l’ambiente, la soluzione ideale sarebbe quella di conservarle e consegnarle presso i negozi e i punti di raccolta che collaborano con il CIAL. Non rappresenta un grande fastidio dato che spesso ci si reca lì comunque per acquistarne di nuove.

In prospettiva futura, come accennato in precedenza, si prevede un utilizzo sempre maggiore di capsule realizzate con materiali completamente biodegradabili, che andranno gradualmente a rimpiazzare quelle in plastica e alluminio.

Infatti, l’utilizzo del Mater-Bi, una bio-plastica di derivazione vegetale, ci permetterà di gettare sia l’involucro che i residui di caffè direttamente nell’umido.

L’importante, in ogni caso, è che potremo continuare a sorseggiare il nostro caffè preferito senza vederne alterata la qualità e allo stesso tempo rispettare il nostro eco-sistema.


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La storia del caffè sospeso

Avrete certamente sentito parlare molte volte del “caffè sospeso”. Alcuni non sanno cos’è, qualcuno forse lo avrà anche richiesto, a qualche altro sarà capitato invece di averlo offerto.

Ma di cosa si tratta precisamente?

Il caffè sospeso è  un antico rito nato a metà del 1800 a Napoli, che consisteva nel lasciare un caffè pagato a beneficio di un qualsiasi avventore sconosciuto.

Questo gesto il più delle volte era compiuto da persone di buon cuore che volevano dare l’opportunità anche ai più poveri di poter gustare il classico espresso napoletano, approfittando, appunto, del caffè che veniva lasciato “in sospeso”. Ebbe particolare successo nel secondo dopoguerra e da Napoli si diffuse un po’ in tutt’Italia. Per lo scrittore Riccardo Pazzaglia, invece, l’usanza ha avuto origine dalle contese che sorgevano al bar tra amici al momento di pagare il conto. Nell’incertezza tra chi aveva consumato il caffè e chi aveva pagato anche per gli altri, si finiva spesso per pagarne qualcuno in più. In questa circostanza, non si chiedeva indietro il credito, ma si lasciava il caffè “in sospeso” a favore di uno sconosciuto.

Un altro famoso scrittore napoletano, Luciano De Crescenzo, che ha scritto un libro intitolato proprio “Il caffè sospeso”, racchiuse in una bellissima frase questa vecchia abitudine partenopea: “Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo…”

Tale usanza, durante il periodo del boom economico, era stata quasi del tutto dimenticata, ma con l’avvento della crisi, è tornata prepotentemente di moda.

Anzi, questo gesto di grande altruismo e generosità ha riscosso molti apprezzamenti e ha varcato anche i confini del territorio campano per arrivare negli angoli più lontani del mondo, dall’Argentina all’Australia, passando per le regioni del Nord Europa e del Nord America. Così in Irlanda è nato il “suspended coffee” e addirittura la famosa catena americana Starbucks ha imitato questa pratica.

Con l’impazzare dei social network, inoltre, ha ottenuto notevole visibilità, tanto che a Napoli, il 10 Dicembre 2011, è stata organizzata la “Giornata del caffè sospeso”, con la gentile collaborazione di tanti commercianti napoletani.

Altra iniziativa molto particolare è quella chiamata “Rete del caffè sospeso”, che coinvolge tutti i locali disposti a permettere ai propri clienti di lasciare un caffè sospeso. La particolarità di questa rete, è che non solo si è diffusa in tutt’Italia, ma ha trovato esercenti disponibili addirittura in Spagna, in Svezia, in Brasile e in Australia. Oltre a dare risalto all’antica tradizione nata a Napoli, la Rete del caffè sospeso organizza anche eventi di vario genere in collaborazione con associazioni ed enti pubbliche.

Dal caffè, grazie a cui è nato il rito tanti anni fa, sono nate simili iniziative legate anche ad altri prodotti, alimentari e non. Ad esempio, sebbene con minore successo, sono nate le usanze della “pizza sospesa” e del “libro sospeso”, che vengono praticate con modalità pressoché identiche.

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Caffeina e dintorni

Caffeina e … dintorni!

La bevanda più amata al mondo, il caffè, contiene un alcaloide naturale contenuto nelle piante di caffè, tè, guaranà e cacao. Stiamo parlando ovviamente della caffeina, che in natura agisce come potente insetticida per proteggere le piante appena citate dall’attacco di insetti e varie specie di ragni.

Presente anche in bevande e alimenti di uso comune, possiede un effetto stimolante e in medicina è utilizzata a scopo terapeutico. Tuttavia se consumata in quantità eccessive, può rivelarsi letale per l’essere umano.

La caffeina quindi non si trova solamente nel caffè. Si può trovare in foglie di tè, noci di cola o fave di cacao. Può essere poi aggiunta artigianalmente ad altri prodotti, infatti per le sue proprietà eccitanti è presente in quasi tutte le bevande energetiche. In particolare, il 98% della caffeina che consumiamo arriva da bevande. Il resto proviene da altri alimenti (su tutti il cioccolato) o farmaci.

Ecco 7 curiosità da conoscere su questa sostanza che assumiamo quotidianamente e spesso in maniera inconsapevole.

1) Caffè “decaffeinato” non vuol dire senza caffeina. Recenti studi effettuati negli USA, hanno accertato che in una tazza di caffè decaffeinato sono comunque presenti circa 12 mg di caffeina, mentre in una tazzina normale tra i 100 e 200 mg.

2) Sempre negli USA, uno studio ha dimostrato che chi consuma più 400 mg al giorno (quasi il doppio della quantità assunta in media dalla popolazione mondiale nell’arco di una giornata) è maggiormente esposto a problemi di insonnia, irritabilità e battito cardiaco accelerato.

3) Quasi tutte le bevande energetiche in commercio contengono meno caffeina di quanto si immagini. Infatti, il loro contenuto è minore di una tazzina di caffè stretto tradizionale. La caffeina è invece molto presente nel tè.

4) La caffeina impiega dai 30 ai 60 minuti per raggiungere il massimo livello nel sangue. Il corpo metabolizza generalmente metà della sostanza in 4/5 ore. Gli effetti sono maggiori per le persone che solitamente non consumano bevande o alimenti a base di caffeina. Solitamente in una persona adulta sana, la caffeina va in circolo in mezz’ora circa, mentre gli individui che hanno un metabolismo lento, possono avere problemi di insonnia se consumano tè o caffè dopo le 18. Pertanto si consiglia di non assumere caffeina nelle ore serali, specialmente prima di andare a letto. Solo chi ha la fortuna di avere un metabolismo abbastanza veloce, non riscontra nessun effetto “negativo” nel momento in cui consuma cibi o bevande con caffeina anche in tarda serata.

5) Le donne metabolizzano la caffeina di solito più velocemente rispetto agli uomini. Tuttavia per le donne in gravidanza è consigliabile evitare o quantomeno limitare l’assunzione di caffeina in quanto un eccessivo consumo potrebbe avere effetti negativi. Per quanto riguarda i fumatori abituali, che di solito amano fumare subito dopo un buon caffè, assorbono la sostanza due volte più rapidamente dei non fumatori.

6) I chicchi di caffè più scuri contengono una maggiore quantità di caffeina? E’ falso! Il colore dei chicchi di caffè dipende, oltre alla specie di pianta, dal tipo di tostatura. Più il chicco è “bruciato” e più la sua colorazione apparirà intensa.

7) Non tutti i tipi di caffè contengono le stesse dosi di caffeina. Preparato ormai in tutti i ristoranti, bar e fast food, può avere diversi dosaggi a seconda della marca. Ad esempio il caffè di Starbucks ha il doppio di caffeina rispetto a quello che viene offerto al McDonald’s.

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A che ora bere il caffè?

Per far si che il caffè abbia gli effetti sperati, fra tutti quelli di mantenerci svegli e attivi, è necessario consumarlo in orari precisi. Alcuni studi recenti effettuati nel Maryland, a tal proposito, ci consigliano a che ora bere il caffè.

Partendo dal presupposto che la caffeina, se assunta abitualmente, può provocare assuefazione e talvolta effetti nocivi sull’organismo, consumata oltretutto in determinati orari, può perdere il suo famigerato “effetto sveglia”.
La maggior parte delle persone consumano caffè al mattino presto, appena svegli o durante la prima colazione. Tantissimi sono poi quelli che sorseggiano una tazzina di caffè dopo pranzo o dopo cena, per favorire la digestione. Altri ancora confidano in una buona “dose” di caffeina per restare vigili fino a tarda notte, come ad esempio gli studenti sotto esame o chi deve svolgere un qualsiasi lavoro notturno. Difatti, solitamente, si consumano in media 3 tazzine di caffè al giorno, statistica confermata da vari sondaggi effettuati anche in Italia. Però, anche se in percentuale minore, c’è chi beve dai 5 agli 8 caffè al giorno. Bisogna ricordare, tra l’altro, la caffeina non è contenuta soltanto nel caffè, ma anche in altre bevande o alimenti, come tè e cacao. Come sottolineato in precedenza, un’eccessiva assunzione di questa sostanza, può provocare assuefazione e quindi non avrà alcun effetto sull’organismo.
Gli scienziati sostengono, pertanto, che l’orario giusto per bere caffè al mattino è dalle 9:30 alle 11:30. In questo momento ben preciso nella giornata la caffeina ha un effetto maggiore sul corpo umano e contribuisce a mantenere un certo grado di attenzione. La spiegazione deriva dal fatto che ogni organismo vivente ha una sorta di orologio interno che gli permette di sincronizzarsi con i ritmi naturali, come il susseguirsi del giorno e della notte. Questa specie di orologio biologico, chiamato ritmo circadiano, è regolato da alcuni neuroni che controllano l’alternanza di sonno e veglia rilasciando dosi diverse di cortisolo, l’ormone capace di sollecitare il sistema d’allerta.
Da qui il consiglio di non consumare caffè nelle prime ore della giornata, approssimativamente tra le 8:00 e le 9:00, momento in cui la luce diventa più forte. Durante queste ore, infatti, i livelli di cortisolo nel corpo sono più alti rispetto al resto della giornata e quindi ci si sente più svegli e vigili in maniera del tutto naturale. Bevendo caffè in questo lasso di tempo, aumenta il rischio di provocare assuefazione, in quanto la caffeina avrà un minore effetto sull’organismo. Secondo gli scienziati che hanno condotto questa particolare ricerca, dunque, il momento migliore per bere caffè, massimizzando la resa della caffeina, è quel lasso di tempo in cui nel corpo iniziano a calare i livelli di cortisolo.
Altro momento ideale per consumare il caffè non è subito dopo pranzo, bensì nelle prime ore pomeridiane, precisamente dalle 14.30 alle 16.30. In questo modo, l’effetto desiderato potrà durare fino a ora di cena. La caffeina, infatti, è una sostanza che impiega circa 4/5 ore per essere smaltita dall’organismo e per tale ragione, al fine di evitare problemi di insonnia, è preferibile non assumerla nelle ore serali o ancora peggio prima di andare a dormire.

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Il caffè mi rende nervoso…come un finlandese!

“No grazie, il caffè mi rende nervoso!” Se diamo retta al titolo del celebre film con il grande Massimo Troisi e allo stesso tempo consultiamo la classifica dei Paesi dove si consuma più caffè, dovremmo dedurre che il popolo più “nervoso” del mondo è proprio quello finlandese!

È risaputo che il caffè, dopo l’acqua, è la bevanda più diffusa del globo. Ormai si può gustare praticamente in tutti gli angoli del pianeta e ogni giorno nel mondo si consumano circa 2 miliardi di tazze di caffè che corrispondono ad un consumo mondiale di circa 1,3 Kg all’anno per persona.
In Italia è senza dubbio la bevanda più amata e per la maggior parte degli italiani il caffè rappresenta un vero e proprio rito quotidiano al quale è impossibile rinunciare. Ma quei molti che immaginavano la nostra penisola come una delle prime nazioni riguardo al consumo del caffè, resteranno decisamente delusi. Infatti, dai risultati di alcune ricerche cominciate nel 2007, si evince che l’area dove se ne consuma di più è la Scandinavia. Sarà per riscaldarsi dal freddo, sarà che lì in alcuni mesi le ore di luce sono molte di più e si tende a dormire di meno, sta di fatto che in Finlandia ogni abitante consuma in media 12 kg di caffè all’anno. Sul podio troviamo la Danimarca e la Norvegia rispettivamente con circa 11 Kg e 10 Kg pro-capite di caffè consumato all’anno. E l’Italia? Beh, incredibile ma vero, la nostra penisola si colloca solo al dodicesimo posto dietro Svizzera, Canada, Austria ecc… Secondo i dati riportati, gli italiani consumano circa 5,9 Kg di caffè pro-capite all’anno mentre il fanalino di coda è il Portorico, con soli 400 grammi a persona ogni anno.
Ora vi starete chiedendo: ok, dov’è il trucco?
Leggendo i dati, questa classifica appare un po’ strana e sembra non rispettare le abitudini delle popolazioni citate in precedenza. In effetti il “trucco” c’è: le stime riportate si riferiscono ai Kg di caffè consumati, non comprensivi d’acqua, quindi se prendiamo come parametri le tazzine di caffè bevute al giorno, questa classifica viene completamente ribaltata. Tranquilli, in questo caso l’Italia è sul podio e si merita una bella medaglia di bronzo!

Secondo un sondaggio concluso nel 2009 da un osservatorio giornalistico internazionale, infatti, gli italiani si collocano al terzo posto con 3 tazzine di caffè consumate in media al giorno.
La palma di maggiori fruitori di caffè, con una media di 5 tazzine al giorno a testa, sono i tedeschi, mentre al secondo posto troviamo gli Stati Uniti, dove si bevono in media 3,2 tazze pro-capite ogni 24 ore.

Più giù in classifica si attestano Austria (2,6 tazzine al giorno), Spagna (2,5) e Francia (2,3), dove il consumo di caffè sta crescendo notevolmente. Fanalino di coda risulta essere la Gran Bretagna. Infatti nel Regno Unito si limitano a consumare 0,1 tazzine di caffè al giorno. Evidentemente, i britannici preferiscono sorseggiare la loro bevanda preferita, il thè. In graduatoria è presente anche la Cina, con 1 tazzina al giorno a testa. Oltre al piacere di gustare la squisita bevanda, per gli asiatici il consumo del caffè è un rito che avvicina allo stile di vita occidentale e le statistiche parlano di un incremento del 13% solo negli ultimi anni.

Il caffè mi rende nervoso? Allora, attenzione, perché di questo passo, altro che finlandesi: i più nervosi al mondo potrebbero diventare proprio i…cinesi!!!

Pausa caffè? Elementare, Watson!

La pausa caffè durante le attività di lavoro è ormai una consuetudine che si è affermata nel corso degli anni ed è un rito che si ripete ad ogni latitudine del pianeta. Ma non è sempre esistita, anzi. Solo dagli anni ’50 in America si diffuse questa abitudine, che poi fu gradualmente “copiata” anche dagli altri Paesi. Nel gergo comune è meglio conosciuta come “coffe break” (pausa caffè), non solo perché durante i minuti di pausa che furono introdotti, il caffè era la bevanda più consumata, ma proprio perché a spingere per l’introduzione di questa pratica fu un’industria di caffè! Ed infatti, i consumi di caffè ebbero un’impennata spaventosa, fino ad attestarsi sui livelli attuali. Questa tendenza è aumentata costantemente nel corso degli anni, tanto che recenti sondaggi hanno dimostrato come la miscela nera sia la più gettonata nei luoghi di lavoro. A favorire questa preferenza, sono senz’altro le proprietà benefiche che il caffè ha sull’organismo. In particolare, come tutti sanno, la caffeina aumenta la soglia dell’attenzione e contrasta la sonnolenza.

Paradossalmente però, come abbiamo anticipato, a introdurre questa pausa non furono i lavoratori stressati che necessitavano di staccare qualche minuto dalle proprie attività, né tantomeno fu una conquista da parte dei sindacati per tutelare i loro diritti. La pausa caffè fu inventata di sana pianta da John Broadus Watson (1878 – 1958) uno psicologo comportamentista americano. In quegli anni era da tutti considerato uno dei padri di questa corrente, grazie ai suoi lavori sul condizionamento emotivo basato su stimoli e gratificazioni. Dal momento che Watson esercitava una notevole influenza mediatica, un’agenzia che operava per conto della Maxwell House (un ‘azienda americana fondata nel 1892 e che si occupa di commercio del caffè) chiese il suo aiuto per incrementare i propri ricavi.
Lo studioso, tra le altre cose, non vedeva l’ora di uscire dal laboratorio e testare le sue teorie sugli uomini e non più su inconsapevoli animali, e quindi accettò con grande entusiasmo questa proposta.
A quei tempi, il marketing era in una fase embrionale e proprio allora negli Stati Uniti faceva il suo ingresso collocandosi tra manodopera e commercio. Le teorie di Watson, che avevano suscitato l’interesse della società produttrice soprattutto per il loro potenziale “manipolatorio”, si rivelarono subito molto efficaci, per la felicità della Maxwell House e dei … lavoratori!
Il Dottor Watson affermava che concedendo agli impiegati una piccola pausa durante le attività lavorative, il loro rendimento sarebbe aumentato notevolmente e di conseguenza sarebbe migliorata la loro produttività. Ovviamente, gli effetti “miracolosi” del caffè avrebbero fatto il resto. Se era possibile condizionare scimmie e topi, a maggior ragione, attraverso stimoli emotivi e sensazione di piacere, sarebbe stato possibile condizionare i comportamenti dei lavoratori. Introducendo una finzione di libertà e fermando anche se per pochi minuti il lavoro, grazie alla pausa caffè, si sarebbe consolidata nei lavoratori l’idea di sentirsi maggiormente tutelati. Tutte quelle persone che godevano di quei pochi minuti di stacco, erano però inconsapevoli che per il settore del caffè la loro pausa rappresentava un incremento di profitto non indifferente. E alla fine vissero tutti felici, consumatori e contenti! A proposito … buona pausa caffè a tutti!

Tutto quello che non sapevi sul caffè

Sei pronto a leggere tutto quello che non sapevi sul caffè?

Sapevi che è la bevanda più consumata in assoluto dopo l’acqua? Il caffè, difatti viene bevuto in qualsiasi parte del mondo, quasi tutti conosciamo le sue proprietà, benefiche e non. Ma in pochi sanno invece qualche piccola curiosità di questa bevanda che tanto piace.

Rimanendo nella categoria delle proprietà non benefiche, sicuramente tutti sappiamo che il caffè bevuto in quantità esagerate può provocare problemi alla salute. Ma sapete che per certi versi il caffè non solo provoca malanni, ma è anche un composto velenoso? Ebbene si! Se viene preso in dosi eccessive, parliamo di almeno 70/80 tazze o bicchieri di caffè assunti durante l’arco della giornata, può essere molto nocivo, causando in certi casi anche arresti cardiaci.

E sapevate invece, che il caffè viene consumato di più nei paesi freddi? Per esempio nelle regioni del Nord Europa si consuma molto più caffè rispetto all’area euro-mediterranea.

Sebbene il caffè per certi versi sia nocivo per il corpo umano, per tanti altri invece risulta essere un buon medicinale. Difatti uno studio del 2008 dell’Università di Lund (Svezia), ha dato dimostrazione sull’effetto terapeutico che il caffè avrebbe sul cancro al seno.
Mentre nel 2011, un’altra università, la Harvard School of Public Health ha condotto uno studio su 48.000 uomini, con risultati positivi; bevendo sei o più tazze al giorno di caffè si potrebbe ridurre il rischio di cancro alla prostata.
Alcune persone il caffè non lo assumono bevendo ma, proprio per gli effetti medici che ha il caffè contro il cancro, spesso viene somministrato con delle iniezioni.

Altri studi svolti relativamente agli effetti che la caffeina può avere sull’organismo, per quanto possa sembrare strano, in alcuni casi il caffè può anche fungere da ottimo antidepressivo.

Una delle curiosità più ambigue, infatti, è proprio quella di essere stato definito dalla Chiesa “ la bevanda del diavolo” . Ciò è dato proprio per le proprietà eccitanti che contiene il caffè, tanto che, per molti anni è stato utilizzato come bevanda da taverna.

Per quanto riguarda gli sportivi, il caffè rappresenta un’ottima fonte di energia. Uno studio dell’Università del Queensland, ha dimostrato come 14 ciclisti, dopo aver consumato il caffè almeno un’ora prima di una gara, abbiano migliorato notevolmente le proprie performance.

Credevate che il caffè decaffeinato, fosse davvero senza caffeina? Non è così! Esiste solo una variante di caffè decaffeinato: la Coffea charrieriana, del Camerun. Tutti gli altri tipi di caffè vengono decaffeinati artificialmente, proprio perché è impossibile eliminare totalmente la caffeina.
Uno studio condotto dall’Università della Florida, rende noto che in 8/10 tazze di caffè decaffeinato, si trova la stessa percentuale di caffeina contenuta in una o due tazze di caffè normale.

Sai perché il caffè bevuto a Napoli risulta essere più forte? Ovviamente tutto dipende dal tipo di miscela: se si prendono in considerazione l’arabica e la robusta, notiamo che quella arabica contiene meno caffeina rispetto quella robusta, che invece ne contiene addirittura il doppio. Anche il tipo di tostatura può rendere il caffè più forte e dal sapore più intenso.

E ora, se anche tu hai qualche segreto sul caffè da svelarci, tienici aggiornati!

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