Quanto vale il business del caffè italiano? La produzione del nostro caffè vanta uno dei primati mondiali: il business si aggira intorno ai 5 miliardi di euro

Il caffè non è solo la bevanda corroborante più amata dagli italiani, ma un tonico per tutta l’economia del Paese. Perché l’espresso italiano, che sia la povere nera tostata e macinata, che siano le macchine da bar e domestiche o che siano gli impianti di packaging per sacchetti e capsule vanta primati mondiali indiscussi e un business, lato produzione, attorno ai 5 miliardi di euro!

L’Italia è il secondo importatore al mondo di chicchi (circa 1,4 miliardi di euro a valore) e il secondo consumatore di caffè (5,65 kg pro capite), dietro solo alla Germania. Sono oltre 800 le torrefazioni lungo lo Stivale con 7mila addetti che tostano e macinano il caffè verde importati (metà arriva da Brasile e Vietnam) generando un fatturato di 3,3 miliardi, di cui oltre un terzo (1,2 miliardi) è export!

C’è poi un’altro aspetto da non tralasciare, ovvero il segmento delle macchine da caffè espresso professionali: “34 industrie danno lavoro in Italia a 1.250 persone e fatturano oltre 430 milioni di euro (fonte Ucimac-Anima); il 75% dei volumi li realizzano sui mercati esteri, dove sono protagoniste incontrastate nel segmento delle macchine tradizionali per bar e Horeca.

Infine, negli impianti industriali di confezionamento (dai sacchetti ai filtri alle capsule, esattamente come i nostri prodotti, compatibili con tutte le macchine) i costruttori italiani si contendono la leadership con i competitor tedeschi e svizzeri in un segmento di mercato che vale circa 200 milioni di euro.

Questa rivoluzione è sicuramente sopraggiunta grazie alla produzione della capsula monodose (esattamente come la nostra, compatibile con tutte le macchine), concorrente e sterminatrice indiscussa della classica moka da cucina. «Dobbiamo un grazie agli americani di Starbucks che hanno reso caffè e cappuccino un fenomeno globale di massa e ora spetta a noi lavorare per rimpossessarci del business legato all’espresso italiano autentico, il fenomeno dell’italian sounding è una piaga da eliminare anche nel nostro settore», afferma Patrick Hoffer, presidente del Consorzio promozione caffè.

«L’espresso è il simbolo dello status di consumatore moderno, cosmopolita, evoluto e questo spiega perché abbiamo raddoppiato le esportazioni negli ultimi dieci anni e continuiamo a crescere, anche se la corsa nei Paesi del Far East ha molto rallentato e resta l’Europa il primo riferimento», conferma Maurizio Giuli, presidente del comparto Costruttori macchine per caffè espresso per bar di Anima-Confindustria. La rotta però è chiara e porta nella terra asiatica e mediorientale dove i consumi si stanno occidentalizzando e dove i produttori italiani di caffè posso recuperare i margini erosi anche dall’attuale impennata del prezzo dell’arabica.

Fonti: “Il sole 24 ore”

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