Sull’origine del caffè esistono molte leggende.

La più conosciuta racconta di un pastore chiamato Kaldi che, nel portare a pascolare le capre in Etiopia, un giorno, queste, incontrando una pianta di caffè, cominciarono a mangiare le bacche ed a masticarne le foglie.

Arrivata la notte le capre anziché dormire si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo ciò, il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi della pianta mangiati dal suo gregge, li macinò e, dopo averne fatta un’infusione, ottenne il caffè.

Le capacità eccitanti della bevanda furono presto sfruttate in ambito religioso per le veglie notturne e la bevanda fu grandemente apprezzata dai mistici sufi nello Yemen, già intorno al 1450.

Altra ipotesi sulla nascita del caffè in Italia vede i Romani come protagonisti.

Non tutti sanno che teche contenente bacche e foglie di piante da cui si ricavava il caffè insieme a resti di anfore contenente il “garum” furono ritrovate nell’Anfiteatro Romano a seguito degli scavi archeologici dell’antica Pompei. Si pensa che, già all’epoca, i soldati e gladiatori romani facessero uso di bacche energizzanti prima delle battaglie oltre a ricaricarsi con banchetti conditi con il garum, salsa liquida di interiora di pesce, spezie e pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento a molti primi piatti e secondi piatti.

Anche Plinio il Vecchio in Naturalis Historia, parla del garum come una sostanza salina ottenuta dalla macerazione di interiora di pesce, proveniente dalla Spagna e dalla Turchia e prodotto da una società tunisina di origine fenicia, che esportava soprattutto in Italia. A Pompei sarebbe arrivato dal vicino porto di Cetara da dove si crede possa essere arrivato anche il caffè di cui erano coltivatrici queste terre.

Ma i primi riferimenti letterari sul caffe’ si devono ad Omero che, nel quarto canto dell’Odissea, accenna a una bevanda dalle caratteristiche particolari.

Il caffè appare già nell’ Iliade e nell’ OdisseaElena infatti, aggiunge l’amara bevanda al vino “per asciugare le lacrime degli ospiti” alla mensa di Menelao ed è il grande Omero che lo definisce utile “contro i dispiaceri, i rancori e la memoria dei dolori”.

L’ipotesi dell’origine greca del caffè sta prendendo piede sempre più da quando sono stati trovati testi dell’antica Grecia in cui già si parla di tracce di bacche, molto simili a quelle del caffè, trovate sul campo di battaglia della Guerra di Troia.

Ma come sarebbero passate queste bacche da Troia a Pompei e chi potrebbe essere il diffusore del caffè in Italia?

E’ risaputo che fosse pratica dei soldati greci assumere bevande eccitanti prima dei combattimenti e si suppone che Ulisse l’abbia assunta insieme ai suoi compagni per restare sveglio all’interno del cavallo di troia durante la notte che ha preceduto l’attacco alla città.

Nonostante si affermi con certezza che il caffè in Italia sia arrivato per la prima volta a Venezia nel 1615, abbiamo modo di credere che le origini del caffè siano molto più antiche, addirittura risalenti al periodo storico avanti cristo e che la prima città italiana ad aver conservato tracce di caffè sia proprio Pompei.

Il padre diffusore del caffè in Italia è stato dunque Ulisse durante il suo approdo in Italia, precisamente a Cuma, dopo essere passato incolume dalla Terra dei Ciclopi, ovvero l’attuale Sicilia.

Alcuni racconti parlano di una bevanda miracolosa utilizzata da Ulisse per tenere svegli i compagni e prepararli per l’attacco al ciclope Polifemo. Questa bevanda venne subito considerata dagli indigeni una bevanda divina perchè riusciva a dare a chi la assumeva una carica sovraumana.

A Pompei il caffè sarebbe arrivato con la sottomissione avuta proprio dallo Stato Greco di Cuma, una delle più antiche colonie greche in Italia risalente al 730 a.C., che avrebbe dato il via alla diffusione di questa bevanda considerata divina in tutta la penisola.

Cenni storici:

L’Iliade e L’Odissea di Omero

La Guerra di Troia

Ulisse in Italia

Scavi di Pompei

Eruzione del Vesuvio nel 79 d.c.

Plinio Il Vecchio