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Come aprire un negozio di cialde e capsule compatibili Se state pensando di aprire un negozio di cialde e capsule, ma avete ancora qualche piccolo dubbio, in quest’articolo troverete tutte le informazioni utili

Quando si decide di aprire un negozio di cialde e capsule compatibili, è necessario avere molta pazienza e soprattutto mirare ad una crescita continua, in modo da poter essere sempre aggiornati sulle ultime novità riguardanti il mondo del caffè&affini. Questo settore è in continua evoluzione, quindi chiunque decida di voler intraprendere questa attività commerciale deve essere propenso al continuo cambiamento che può riguardare nuove capsule, cialde, macchine da caffè e bevande aromatiche (che adesso vanno molto di moda). L’obiettivo è soddisfare ogni tipo di esigenza e quindi essere in grado di fornire qualsiasi tipo di cialda o capsula ai propri clienti, ovviamente compatibili con qualsiasi tipo di macchina da caffè. Altra caratteristica da non sottovalutare, poiché la competizione è alta, è risultare sempre preparati e professionali agli occhi del cliente, così da poterlo fidelizzare nel corso dei mesi.

Ecco un elenco di quelle che possiamo definire le “domande tipo” di chi vuole iniziare questo tipo di attività:

Esiste un luogo adatto per aprire un negozio di cialde?

Certamente! Il segreto è trovare le zone di passaggio e, a meno che, non si voglia aprire una boutique stile Illy, è una scelta migliore evitare di scegliere i centri città con zone pedonali e quindi difficilmente raggiungibili.

è un giusto investimento?

Anche qui una risposta affermativa. Aprire un negozio di cialde compatibili significa rispondere all’enorme  quantità di richieste da parte del mercato. Data la grande quantità di tipologie di macchine da caffè, bisogna disporre di una vasta gamma di prodotti compatibili. In Italia, secondo le ultime ricerche di mercato, i prodotti più richiesti sono le Capsule Compatibili A Modo Mio, Nespresso e Dolce Gusto. Questo fa capire, quindi, che fin da subito è necessario avere in negozio tutte le varietà di miscele e di formati.

Qual è il prezzo giusto per capsule e cialde compatibili?

Non esiste una risposta unica per questa domanda. Infatti, molto dipende dalla zona in cui decidete di aprire un  negozio e dell’andamento del mercato. In ogni caso, il prezzo garantirà una marginalità, almeno,  del 70%.

Il franchising è una valida alternativa?

C’è da fare una premessa: il franchising offre un pacchetto finito per sponsorizzare un’apertura in tempi rapidi, ma sono davvero numerosi i vincoli contrattuali da dover necessariamente rispettare fino alla fine della collaborazione. Non avete libertà di scelta su quali prezzi voler adottare, quali brand utilizzare, che tipo di offerte proporre al cliente etc etc… quindi la risposta è negativa.

Caffè Pompeii è un’azienda che si occupa della produzione di caffè artigianale; siamo, inoltre, fornitori di caffè in grani, macinato, in cialde e capsule compatibili per negozi, uffici e privati. Per saperne di più visitate il nostro sito caffepompeii.it, oppure contattateci al numero verde 800.126.906 per ricevere una consulenza personalizzata.

Pausa caffè? Elementare, Watson!

La pausa caffè durante le attività di lavoro è ormai una consuetudine che si è affermata nel corso degli anni ed è un rito che si ripete ad ogni latitudine del pianeta. Ma non è sempre esistita, anzi. Solo dagli anni ’50 in America si diffuse questa abitudine, che poi fu gradualmente “copiata” anche dagli altri Paesi. Nel gergo comune è meglio conosciuta come “coffe break” (pausa caffè), non solo perché durante i minuti di pausa che furono introdotti, il caffè era la bevanda più consumata, ma proprio perché a spingere per l’introduzione di questa pratica fu un’industria di caffè! Ed infatti, i consumi di caffè ebbero un’impennata spaventosa, fino ad attestarsi sui livelli attuali. Questa tendenza è aumentata costantemente nel corso degli anni, tanto che recenti sondaggi hanno dimostrato come la miscela nera sia la più gettonata nei luoghi di lavoro. A favorire questa preferenza, sono senz’altro le proprietà benefiche che il caffè ha sull’organismo. In particolare, come tutti sanno, la caffeina aumenta la soglia dell’attenzione e contrasta la sonnolenza.

Paradossalmente però, come abbiamo anticipato, a introdurre questa pausa non furono i lavoratori stressati che necessitavano di staccare qualche minuto dalle proprie attività, né tantomeno fu una conquista da parte dei sindacati per tutelare i loro diritti. La pausa caffè fu inventata di sana pianta da John Broadus Watson (1878 – 1958) uno psicologo comportamentista americano. In quegli anni era da tutti considerato uno dei padri di questa corrente, grazie ai suoi lavori sul condizionamento emotivo basato su stimoli e gratificazioni. Dal momento che Watson esercitava una notevole influenza mediatica, un’agenzia che operava per conto della Maxwell House (un ‘azienda americana fondata nel 1892 e che si occupa di commercio del caffè) chiese il suo aiuto per incrementare i propri ricavi.
Lo studioso, tra le altre cose, non vedeva l’ora di uscire dal laboratorio e testare le sue teorie sugli uomini e non più su inconsapevoli animali, e quindi accettò con grande entusiasmo questa proposta.
A quei tempi, il marketing era in una fase embrionale e proprio allora negli Stati Uniti faceva il suo ingresso collocandosi tra manodopera e commercio. Le teorie di Watson, che avevano suscitato l’interesse della società produttrice soprattutto per il loro potenziale “manipolatorio”, si rivelarono subito molto efficaci, per la felicità della Maxwell House e dei … lavoratori!
Il Dottor Watson affermava che concedendo agli impiegati una piccola pausa durante le attività lavorative, il loro rendimento sarebbe aumentato notevolmente e di conseguenza sarebbe migliorata la loro produttività. Ovviamente, gli effetti “miracolosi” del caffè avrebbero fatto il resto. Se era possibile condizionare scimmie e topi, a maggior ragione, attraverso stimoli emotivi e sensazione di piacere, sarebbe stato possibile condizionare i comportamenti dei lavoratori. Introducendo una finzione di libertà e fermando anche se per pochi minuti il lavoro, grazie alla pausa caffè, si sarebbe consolidata nei lavoratori l’idea di sentirsi maggiormente tutelati. Tutte quelle persone che godevano di quei pochi minuti di stacco, erano però inconsapevoli che per il settore del caffè la loro pausa rappresentava un incremento di profitto non indifferente. E alla fine vissero tutti felici, consumatori e contenti! A proposito … buona pausa caffè a tutti!